PensieroLiberale | PensieroLiberale | Il Cannocchiale blog
.

  PensieroLiberale [ "Non possiamo lasciare che la paura e l'incertezza sottomettano la curiosità e il desiderio "...PensieroLiberale. ]
         

L’autorevolezza di chi non brandisce autorità!






"Non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".











"Migliaia, milioni di individui lavorano,
producono e risparmiano nonostante
tutto quello che noi possiamo inventare
per molestarli, incepparli, scoraggiarli.
È la vocazione naturale che li spinge;
non soltanto la sete di guadagno.
Il gusto, l’orgoglio di vedere
la propria azienda prosperare,
acquistare credito, ispirare fiducia
a clientele sempre più vaste,
ampliare gli impianti,
costituiscono una molla di  progresso
altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse,
non si spiegherebbe come ci siano imprenditori
che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali
per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti
di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente
ottenere con altri impieghi".

(L.Einaudi).





Le Frasi che fanno sobbalzare.



Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore. (G.Byron).


"Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi". (L.Longanesi).


"Perchè il male trionfi è sufficiente che gli uomini di buona volontà non facciano nulla".
(Edmund Burke).


"Il capitalismo è un'ineguale distribuzione della ricchezza.
Il comunismo un'eguale distribuzione della povertà".
(Anonimo).


"Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all'inferno, dove ce l'hanno gia'".
(R.Reagan).


"Possono, perchè credono di potere".
(Virgilio, Eneide).


"Per liberale non intendo una persona che simpatizzi per un qualche partito politico, ma semplicemente un uomo che dà importanza alla libertà individuale ed è consapevole dei pericoli inerenti a tutte le forme di potere e di autorità". (K.Popper).


"La libertà di pensiero è più forte della tracotanza del potere”.
 (Giordano Bruno).



"Il nemico più scaltro
non è colui
che ti porta via tutto,
ma colui che
lentamente ti abitua
a non avere più nulla".
(La leggenda
di Beowulf". Film.).


 

La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a pranzo.
La libertà è un agnello bene armato che contesta il voto. (B.Franklin).






Attenzione.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. questo blog è un sito no-profit. non vi è alcuna intenzione di infrangere copyrights esistenti; se il titolare di testi o immagini da me pubblicate desiderasse la rimozione del materiale di sua proprietà, basta contattarmi.





















13 marzo 2011

L'incubo del Giappone.



Terrore, distruzione e morte si sono abbattuti violentemente sul Giappone.

Prima la tremenda scossa di terremoto, circa ventimila volte più forte di quella che mise in ginocchio l’Abruzzo.

Le ultime notizie, ancora da confermare, al riguardo parlano di magnitudo 9.0 (in quel caso si tratterebbe del quarto terremoto più forte di tutti i tempi).

E dopo la violenta scossa la morte è arrivata dal mare assumendo le sembianze del devastante Tsunami che ha lasciato solo macerie, paura, fango, lutti e miseria.

Interi villaggi sono stati spazzati via, ancora incerto, seppur elevato, il numero dei morti.

Una centrale nucleare andata in tilt sta contribuendo a create ulteriore panico.

Gli esperti ci dicono che in conseguenza del devastante sisma giapponese l’asse terrestre risulta spostato di dieci centimetri e che di conseguenza avremo giornate più corte.

Intanto in Italia i mezzi di comunicazione, oltre a riaprire il solito dibattito sul nucleare, ci forniscono in modo quasi ossessivo e tremendamente artificioso un’ampia documentazione relativa alla reazione composta e dignitosa del popolo nipponico di fronte a questa tremenda tragedia.

 

Francesco.




18 giugno 2010

Il movimentato mondiale dei Coreani del Nord.

 


La Corea del Nord, durante questo mondiale di calcio che da pochi giorni si sta disputando in Sud Africa, è riuscita già ad attirare varie volte su di sè l’attenzione del mondo intero.

E questo sia per questioni calcistiche, sia per questioni che hanno poco o quasi niente a vedere con il calcio giocato.

Per quel che riguarda il campo, la nazionale nordcoreana ha fatto una discreta figura nella partita disputata contro la corazzata Brasile e persa con un più che dignitoso 2 a 1.

I Nordcoreani nel gioco del calcio non sono certamente potenti come una bomba atomica, ma, con il loro impegno e con la loro determinazione, non hanno davvero sfigurato contro gli assi di Dunga che sono pur sempre la Nazionale che è stata per ben cinque volte sulla vetta del mondo.

Tuttavia i simpatici Coreani del Nord, come ho precedentemente accennato, si sono distinti, volenti o nolenti, anche per questioni legate solo indirettamente al calcio giocato.

E questo almeno in 3 occasioni.

I primi a farsi notare sono stati i tifosi della nazionale di Pyongiang.

Il mondo si era stupito alla vista dei tanti Nordcoreani accorsi ad assistere all'esordio dei ragazzi guidati da Mister Kim Jong Hun al mondiale sudafricano.

Ma poi si è scoperto che le persone sulle tribune dello stadio non erano Nordcoreani, ma tanti figuranti Cinesi che, in seguito ad un’accorata richiesta del regime di Kim Jong Il, erano stati opportunamente mandati dal Governo di Pechino a sostenere l’amica fraterna Corea del Nord.

I maligni dicono che si è ricorsi a questo stratagemma perchè il regime nordcoreano non ha voluto far vedere al mondo intero che i Nordcoreani non hanno le possibilità economiche per seguire la loro nazionale  durante la trasferta sudafricana.

E quelli ancora più maligni hanno addirittura insinuato che il regime non avrebbe permesso ai suoi cittadini di seguire in Sud Africa la nazionale per paura di una fuga collettiva.

Poi è stata la volta dei calciatori.

Si arriva così dritti dritti al secondo episodio degno di nota.

Durante l’inno prima della gara con il Brasile, uno dei composti giocatori della squadra asiatica, ad un certo punto è scoppiato addirittura in lacrime.

Un gesto che ha commosso il mondo quello di Tae Se Jong.

Si è subito posto l’accento sull’ l’attaccamento alla maglia del ragazzo e sul suo sincero amore per la Patria.

Si è addirittura evidenziato che i suoi genitori, pur essendo della Corea del Sud, hanno cresciuto il figlio con i valori della Corea del Nord, al punto di farlo studiare in una scuola finanziata dal Governo Nordcoreano.

Mentre si è abilmente glissato sul fatto che la famiglia del calciatore commosso dall’inno ha sempre vissuto stabilmente in Giappone dove si trova la scuola in cui sarebbe stato educato il ragazzo e che lo stesso ragazzo vive ancora stabilmente  in Giappone dove milita in una delle squadre più forti del Paese del Sol Levante percependo uno stipendio ben più interessante di quello dei proletari della Nord Corea.

Insomma anche le lacrime e i valori militanti di Tae Se Jong alla fine non hanno intaccato la reputazione del liberal-capitalismo.

Infine e siamo al terzo episodio che voglio segnalare, nelle ultime ore si è parlato di una fuga di alcuni giocatori dal ritiro della Corea del Nord.

Qualcuno ha provato a spiegare l’accaduto formulando l’ipotesi di rimpatri dovuti ad infortuni calcistici.

Ma i maligni non hanno perso tempo e prontamente hanno insinuato il dubbio che forse i giocatori scomparsi sono stati puniti.

Altri ancora più maligni invece hanno parlato di clamorosa ed ingiustificata fuga dal ritiro verso la libertà.

Ma alla fine l’episodio è stato chiarito.

I giocatori sono tutti ancora al loro posto e si è trattato di un banale equivoco.

Insomma, nonostante tutto il can can, non c’è stato l’epilogo tragico.

E allora finchè i regimi riescono a distinguersi soltanto per la loro grottesca comicità, credo che non sia il caso di allarmarsi troppo.

Lo spettacolo può continuare.

E che vinca il migliore.

E anche se non sarà certo la simpatica e movimentata compagine della Corea del Nord,  andrà bene ugualmente.

 

Francesco.




11 giugno 2010

Leggendo Carlo Marx con il grembiule.

 


In Italia le varie forze politiche e la cultura dominante, per una serie di motivazioni che non sarebbe affatto agevole elencare, hanno sempre dato in pasto all’opinione pubblica una visione estremamente negativa della Massoneria e coerentemente a questa esigenza si sono date da fare per fare passare l’idea dei cattivi rapporti tra le logge e il popolo italiano.

Ma, molto probabilmente, se si riflettesse con maggiore attenzione sul dato quantitativo e soprattutto al dato qualitativo delle affiliazioni alle varie muratorie presenti nel nostro Paese, si sarebbe portati facilmente a dedurre che la realtà è completamente diversa.

Tuttavia, coloro che hanno voluto gettare discredito sulle libere muratorie italiane e non, volenti o nolenti, a conti fatti hanno avuto gioco facile.

E in questo purtroppo sono stati agevolati anche dai limiti derivanti dalla segretezza del vincolo massonico e anche dallo scarso interesse delle logge a difendersi da accuse che, sebbene nella maggior parte delle occasioni si siano rivelate prive di ogni fondamento, alla fine hanno contribuito ad incrinare pesantemente l’immagine dell’organizzazione.

Se guardiamo al panorama politico attuale non mi sorprende più di tanto che ci sia un folto gruppo di persone facenti parte dell’elite dominante che si danno da fare per continuare a tenere vivi i sentimenti di ostilità verso la Massoneria.

Infatti in Italia i partiti che vanno per la maggiore sono monopolizzati da personaggi la cui storia è in completa antitesi con i valori liberal-massonici.

A destra, a farla da padrone, è la componente nostalgica del fascismo prima e della fiamma poi.

E queste persone, coerentemente alla loro cultura politica e alla loro tradizione, sono ancora molto sensibili alle suggestioni del terribile complotto giudaico-massonico per dominare il mondo e dunque rimangono tremendamente ostili alla Massoneria.

Lo stesso dicasi per la sinistra dove la maggioranza dello schieramento, almeno a parole, in nome della libertà, della trasparenza e della democrazia, ha sempre combattuto la massoneria e i massoni e le loro terribili trame occulte tese ad edificare società ostili all’egualitarismo e alla partecipazione di massa alle decisioni politiche.

Non si dimentichino inoltre tutte le strumentalizzazioni fatte dalla sinistra sulla P2 per combattere Berlusconi.

Sull’avversione degli ambienti cattolici per il grembiule, ovviamente non occorre dire niente.

E in un Paese come l’Italia, dove il Papa e la Chiesa Cattolica hanno un ruolo di primo piano e dove la quasi totalità della popolazione, almeno a parole, è molto vicina alla Santa Romana Ecclesia, la Massoneria non ha mai avuto vita facile.

In questi giorni la massoneria è tornata prepotentemente alla ribalta perché è venuto a galla che  alcuni membri del partito democratico portano anche il grembiule.

E l’affiliazione massonica nello statuto del partito di Bersani e Rosy Bindi è tassativamente vietata e il reo dovrebbe essere punito con l’espulsione.

Mi ha davvero sorpreso la reazione quasi isterica del partito democratico di fronte alla notizia  delle frequentazioni massoniche di alcuni suoi iscritti.

Infatti, per quel che riguarda la questione della militanza massonica, da parte del mondo politico italiano, eravamo abituati al classico “si fa ma non si dice”.

E dunque non mi sarei mai aspettato questa drammatizzazione improvvisa della situazione.

Trovo davvero singolare che i partiti, che da sempre professano la sacralità della democrazia, della libertà individuale e della trasparenza, che sono sensibili al concetto della partecipazione popolare di massa alla vita politica e che ci ricordano che al loro interno le decisioni sono prese collettivamente e non da una ristretta cerchia di eletti, siano così ostili verso le libere muratorie.

La cosa diventa poi paradossale se si pensa alle concezioni che animano la vita e le azioni delle organizzazioni che hanno un ruolo centrale nella vita democratica.

Costoro sono sempre severi nel rimproverare alla massoneria di lavorare nel buio e in segreto, mentre le decisioni delle organizzazioni democratiche sono prese alla luce del sole e divulgate in forma pubblica.

Tuttavia bisognerebbe anche considerare il fatto che i membri della massoneria non debbano render conto alle gerarchie dell’organizzazione della loro fede politica, mentre gli iscritti ad alcuni partiti, nel 2010, dovrebbero venire addirittura espulsi se scoperti con il grembiule.

Intanto si è riunita la commissione nazionale di garanzia e il suo presidente Luigi Berlinguer è stato impallinato dai cattolici del partito per aver paragonato (secondo me ha detto una cosa condivisibile) Massoneria e Opus Dei.

La questione dei membri del PD affiliati alle logge sta diventando quasi una faccenda da gossip e si vocifera di oltre 2000 militanti del principale partito di opposizione legati alla Massoneria.

La destra post-fascista e post-missina gongola e si fa tonda speculando sulla questione e gettando fango sull’ipocrisia del PD e sulla Massoneria.

E’ stagione di caccia ai voti cattolici.

 

Francesco.




15 marzo 2010

Il piromane democratico.

 
 


Chi ha avuto il piacere di sfogliare il Corriere della Sera di giovedì 11 marzo avrà notato che proprio in prima pagina c’era la pubblicità della presentazione milanese dell’ultimo libro di Marco Travaglio.

Una mossa simile, lo devo ammettere, da Travaglio non me la sarei aspettata.

Infatti il Motore Immobile del Fatto Quotidiano, da quando Ferruccio De Bortoli e il Corriere  si dichiararono coraggiosamente terzi rispetto alla guerra che una parte della stampa italiana da un po’ di tempo sta facendo all’attuale maggioranza, non gliene ha più perdonata una.

Il Corriere della Sera, nel dogmatico rispetto dell’arguto stile travagliato, da quel giorno di qualche mese fa è diventato “Il Pompiere della Sera”, il quotidiano più odiato dai piromani democratici.

Il fuochista torinese da allora non ha mai perso occasione, tra scientifiche omissioni e volute imprecisioni (chiamiamole diplomaticamente così), per accusare il direttore De Bortoli, il suo giornale e alcuni dei suoi collaboratori più in vista, delle più tremende nefandezze.

I vari Panebianco, Ostellino e Galli Della Loggia, cito solo alcuni di quelli incendiati, in più di un’occasione sono stati presi di mira da editoriali di Travaglio ispirati da un spumeggiante mix di volgarità e comicità tragicamente patetica.

Il Corriere della Sera invece è stato accusato di incensare il regime, di essere l’amico accondiscendente e qualche volta addirittura il complice, di un Governo che, annacquando abbondantemente gli articoli di Travaglio, possiamo definire tirannico.

E soprattutto gli sono state attribuite le più grosse scorrettezze fatte in fede a questa antidemocratica missione debortoliana, come la scomparsa di articoli, la censura di episodi sgradevoli riguardanti il Cavaliere (che una volta era chiamato Al Tappone, ma da quando Santoro ha voluto dimostrare che nella sua trasmissione Berlusconi non è mai stato accusato di essere mafioso, nei travagliati scritti è diventato opportunamente Banana, passando per Cainano).

Concludendo dico che Travaglio mi ha davvero stupito.

Niente da dire sul suo passato ben remunerato al soldo del tiranno al Giornale.

Senza soldi, si sa, non si mangia e la cosa diventa ancora più tragica per chi ha famiglia.

Tuttavia che Travaglio e il suo staff fossero addirittura disposti a pagare il Pompiere della Sera per farsi pubblicità, non me lo sarei mai aspettato.

 

Francesco.




9 novembre 2009

A venti anni dalla caduta del Muro di Berlino. Bilancio di un'epoca travagliata.

 


Questa volta invece posto un bell’articolo di Pierluigi Battista pubblicato su “Storie. Fatti e protagonisti tra passato e futuro”.

L’ultimo numero di “Storie”, periodico del Corriere della Sera, è dedicato interamente alla caduta del Muro di Berlino avvenuta venti anni fa.

Battista in questo interessante scritto che si intitola “La vita ai tempi del Muro, vi ricordate i due blocchi?”, ci racconta in un modo diretto e brillante alcuni importanti avvenimenti che cambiarono la storia del mondo.

In esso viene fatta un’ analisi spietata, ma allo stesso tempo  molto realistica e anche molto coinvolgente  della Guerra fredda.

In quel lungo e travagliato periodo non scoppiò un conflitto bellico vero e proprio, anche se in varie occasioni ci si arrivò davvero molto vicino, tuttavia i contendenti si fronteggiarono senza risparmiarsi nei campi più disparati.

E per portare avanti quella assurda e inconcludente contrapposizione, che fece rischiare una catastrofica guerra nucleare, furono sprecate tante risorse che avrebbero potuto essere utilizzate per il benessere morale e materiale dei cittadini di tutto il mondo.

La rivalità tra gli Stati Uniti (e i loro Alleati) e l’Unione Sovietica (e i Paesi del Patto di Varsavia) coinvolse addirittura anche lo sport.

Al riguardo ricordo la forte rivalità sportiva tra gli atleti dei due blocchi e, come ricorda Battista, anche quella tra gli atleti dei vari Paesi socialisti.

E ricordo che in nome delle logiche spietate della Guerra fredda, si arrivò anche  ai boicottaggi olimpici.

Un momento fondamentale di tale contrapposizione fu ovviamente l’edificazione, nell’estate del 1961, del Muro di Berlino, “il simbolo visivo più efficace e tragicamente suggestivo” di quell’orrenda fase storica.

Con Krusciov, Stalin e il terrore staliniano, erano stati messi in soffitta per sempre.

Infatti il successore dell’uomo che trionfò a Stalingrado, appena salito al potere, aveva parlato di “destalinizzazione”.

L’Europa e con essa il mondo intero, speranzosi nell’ autenticità dei propositi pacifici e democratici del nuovo leader moscovita, volevano per l’ennesima volta illudersi che la guerra, la morte, le assurde contrapposizioni ideologiche e le disumane sofferenze, fossero ormai solo lontani ricordi.

Ma con Krusciov i carri armati Sovietici partirono alla volta di Budapest e sempre con lui, in quell’estate del 1961, fu eretto quel Muro che divise in due la Germania e con essa il mondo intero.

Sempre con Krusciov a Cuba si rischiò l’apocalisse.

Ma alla fine le cose andarono ugualmente a posto.

Negli anni ottanta Ronald Reagan (con l’appoggio determinante di Papa Karol Wojtyla) riuscì finalmente a traghettare il mondo in acque più sicure.

Per quel che riguarda il Muro, in un celebre discorso fatto  vicino alla Porta di Brandeburgo, il Presidente Usa invitò, senza giri di parole, il Presidente Gorbaciov ad abbattere quel terribile simbolo di oppressione dell’uomo sull’uomo.

Il Presidente Russo alla fine raccolse quell’invito e con quella decisione diede anche lui un contributo decisivo per mettere fine alla Guerra fredda.

Nel 1989 cadde il Muro di Berlino.

Subito dopo iniziò il faticoso ed incerto cammino del mondo socialista verso la democrazia.

 

Francesco.

 

 

 

 

 

L’avvento della Guerra Fredda cambiò la geografia, la denominazione delle nazioni, i modi di dire e definire intere aree del continente europeo. Milan Kundera, esule cecoslovacco in Francia, si disperava perché una parte viva e blasonata della Mitteleuropa era stata brutalmente ribattezzata “Europa dell’Est”: come se fosse stata tout court inglobata dall’Oriente. Churcill aveva tracciato una linea spartitoria geograficamente eccentrica, “da Stettino a Trieste”, per definire la “Cortina di ferro” che avrebbe rinchiuso la porzione di Europa satellizzata dal comunismo sovietico. La “Germania” diventò duplice: “le Germanie”. Si spostarono confini, il caleidoscopio etnico si cristallizzò nei blocchi statali scolpiti dalla volontà di Stalin. Il Muro di Berlino arriverà dopo, quando la Guerra fredda (geniale definizione coniata da Walter Lippmann) imperversava già da quasi quindici anni. Ma della Guerra fredda il Muro ha rappresentato il simbolo visivo più efficace e tragicamente suggestivo. Spaccava il mondo in due, separava con la sua imponenza simbolica due pezzi dell’Europa che avevano avuto un destino opposto dopo la Seconda guerra mondiale. La prima, quella occidentale, era passata dall’oppressione nazista alla democrazia. La seconda, quella “dell’Est”, era passata da un’oppressione totalitaria ad un’altra.

Negli oltre quarant’anni di Guerra fredda, gli europei hanno avuto storie molto diverse: anche per questo, stentano a riconoscersi in un retaggio comune. Si dice che in quel periodo l’Europa non ha mai avuto guerre “calde”. Ma a Budapest nel 1956 e a Praga nel 1968 si sono visti i carri armati stranieri per le strade, il “fraterno” intervento delle truppe del Patto di Varsavia che stringeva in un unico cappio l’Unione Sovietica e le “democrazie popolari” dell’Ungheria, della Cecoslovacchia, della Polonia, della Romania, della Bulgaria. Chi voleva svincolarsi dal cappio diventava “ipso facto” un nemico, come la Jugoslavia di Tito. Si dice che la Guerra fredda, malgrado le sue brutture e le sue nefandezze abbia comunque assicurato un lungo periodo di stabilità e di pace in Europa. Dipende dai punti di vista. E’ vero che la deterrenza atomica ha impedito che il conflitto “freddo” tra le due superpotenze si trasformasse in un conflitto “caldo” e potenzialmente distruttivo per l’intera umanità. Ma è anche vero che la logica inesorabile della Guerra fredda esportò la Guerra vera e propria fuori dai confini europei.

Il conflitto nel Vietnam e nel Sud est asiatico sarebbe incomprensibile senza la guerra fredda. Per tamponare il contagio sovietico, gli Stati uniti vennero meno ai principi democratici solennemente proclamati e sostennero feroci dittature nell’America Latina. Lo stesso interminabile conflitto mediorientale si caricava di significati che avevano nella Guerra fredda la loro cornice necessaria e determinante. I Paesi comunisti si trasformarono in caserme, l’esercito diventò il pilastro della società e dello Stato, le spese militari aumentarono in una misura abnorme anche al prezzo di dirottare ingenti risorse che avrebbero potuto migliorare il benessere di società vessate dalla miseria e dallo squallore. La Guerra fredda ha impedito la conflagrazione globale, lo scoppio della Terza guerra mondiale, ma è stata pur sempre una Guerra: a bassa intensità, ma una Guerra.

La Guerra fredda è stata un’ epoca in cui ha dominato il sospetto e la Guerra psicologica. Il blocco comunista ha conosciuto l’onnipotenza della polizia politica, lo spionaggio interno, la delazione di massa in una misura e in un arco temporale mai visti nella storia. Monumenti del terrore e dell’intimidazione sociale, risuonano ancora lugubri i nomi e le sigle che al solo pronunciarli si veniva scossi da un brivido di paura tra i cittadini dell’est privi di ogni diritto e di ogni tutela: il Kgb, la Stas nella Germania orientale, la Securitate in Romania. John Le Carrè ha fatto del sospetto ingigantito da quel clima di contrapposizione totale l’epopea affascinante e narrativamente avvincente delle spie che venivano “dal freddo”. Ma un premio Nobel come Josip Brodskij e non negli anni cupi dello stalinismo, poteva venire condannato in Unione Sovietica per “attività sovversiva” solo perché le sue poesie non erano in linea con le direttive del partito. La Guerra fredda ha alimentato la letteratura e il cinema (a cominciare da quello americano: chi albergava negli orridi baccelloni dell’ ”Invasione degli ultracorpi” se noi i pericolosi e insinuanti “comunisti”?) ma il caso Pasternak, il caso Kundera, il caso Solgenitsin, il caso Milosz dimostrano che dall’altra parte del Muro e della Cortina di ferro l’arte e la cultura conducevano una vita grama, clandestina, soprafatta dall’autorità senza limiti del regime. La Guerra fredda, del resto, suscita qualche nostalgia. Ma in Occidente. Chi ne ha subito le peggiori e più drammatiche conseguenze è difficile che possa rimpiangere Stati ridotti ad un’immensa prigione.

Non potendo sfogarsi nel calore della Guerra guerreggiata propriamente intesa, la Guerra fredda ha preso le forme di una competizione globale destinata a invadere campi diversi da quelli, più tradizionali, della politica, dell’economia e degli armamenti. Lo sport e in particolare le Olimpiadi, si è trasformato ben presto in un campo di battaglia che coinvolgeva significati diversi da una semplice gara tra atleti chiamati a sfilare sotto diverse bandiere. Anche la competizione per la conquista materiale e simbolica dello spazio alimentò uno spirito guerriero tra i contendenti. Gagarin e gli astronauti che piantarono la bandiera a stelle e strisce sul suolo lunare incarnavano nel sentimento popolare figure che si riallacciavano alle epopee degli eroi antichi. Anche la competizione sportiva tra le nazioni del “Patto di Varsavia” diventò il teatro in cui si rappresentava, nell’unica forma consentita, l’ostilità che i cittadini delle “democrazie popolari” nei confronti dell’orso sovietico (a Praga, Budapest, Varsavia era obbligatorio lo studio del russo nelle scuole). La Guerra fredda sembrava interminabile. Pochissimi avrebbero potuto prevederne la fine per effetto dell’implosione di uno dei due contendenti. Si inscenava la Guerra fredda nei palazzi dell’Onu, negli stadi, al cinema, in televisione. Sembrava un orizzonte invalicabile per chissà quante generazioni. Tutti si adeguavano mentalmente, politicamente e militarmente a uno stato di cose che sembrava eterno. Persino la Chiesa cattolica improntò la sua azione ai dettami del più gelido realismo politico. Solo con l’arrivo del polacco Karol Wojtyla si cominciò a vederne l’inizio della fine. Si pensava che Gorbaciov avrebbe potuto “riformarne” i presupposti. Le fiumane di ungheresi, cecoslovacchi, tedeschi che oltrepassarono le frontiere del “socialismo reale” nell’89 dimostrarono che quella riforma aveva spalancato una voragine nella tenuta nel blocco sovietico. E il Muro di Berlino rovinò nelle macerie.

La Guerra fredda seguiva logiche apparentemente imperscrutabili. Il disgelo di Krusciov suscitava speranze, si aprivano i cancelli dei Gulag, la morsa di ferro dello stalinismo pareva allentarsi. Ma proprio al culmine del ciclo kruscioviano, la costruzione del Muro di Berlino chiuse a chiave la fortezza dell’Est e con la crisi dei  missili a Cuba si diffuse la (fondata) percezione che la Guerra fredda potesse distruttivamente riscaldarsi.

Dall’ altra parte gli Stati Uniti si impegnavano sì in una capillare diffusione nell’Est del verbo democratico e occidentale attraverso canali come “Radio Free Europe”, ma in ben due occasioni lasciarono al loro destino i cittadini prima ungheresi e poi cecoslovacchi che speravano nell’aiuto dell’America e si ritrovarono tragicamente soli, esposti alle terribili rappresaglie di Mosca. Il celebre discorso che il presidente Usa John Fitzgerald Kennedy pronunciò davanti al Muro eretto solo due anni prima raggiunse le vette dell’efficacia retorica e dell’emozione collettiva: “Ci sono persone al mondo che non capiscono, o che dicono di non capire, quale sia la grande differenza tra il mondo libero e il mondo comunista. Che vengano a Berlino. Ce ne sono alcuni che dicono, in Europa come altrove, che possiamo lavorare con i comunisti. Che vengano a Berlino. Ogni uomo libero, ovunque vivrà, è cittadino di Berlino. E dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire ‘Ich bin ein Berliner’ “.

Gli uomini liberi, i cittadini di Berlino dovranno aspettare altri ventisei anni prima di vedere le macerie di quel muro odioso. Altri ventisei anni di Guerra fredda.

 

Pierluigi Battista.




permalink | inviato da PensieroLiberale il 9/11/2009 alle 11:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (67) | Versione per la stampa



8 settembre 2009

Giochiamo di nuovo a Mister X.



Ricomincio nello stesso modo in cui avevo terminato.

Quindi propongo una celebre citazione e voi lettori del blog dovete provare ad indovinarne l’autore.

Devo dire che questa volta non è facile.

E allora ho deciso di darvi un piccolo aiuto.

Non si tratta di Mussolini.

A Mussolini non piacevano i Francesi perché avevano molti obiettivi difficilmente conciliabili con quelli dell’Italia Fascista.

Per quel che riguarda gli Inglesi invece bisogna dire che su di loro il Duce cambiò molte volte la sua opinione.

Ma anche nel periodo in cui in Italia andava di moda il celebre motto “Dio stramaledica gli Inglesi”, il capo del fascismo non arrivò ad accusare Londra di aver aggredito, insieme alla Francia, la Germania Nazista, facendo scoppiare la seconda guerra mondiale.

Eccovi  le parole del famosissimo personaggio storico.

 

Francesco.

 

 

“Firmato il patto di non aggressione tra l’Urss e la Germania, l’imperialismo inglese e l’imperialismo francese si gettarono addosso al loro rivale tedesco e incominciò la guerra”.



sfoglia     giugno       
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom