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L’autorevolezza di chi non brandisce autorità!






"Non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".











"Migliaia, milioni di individui lavorano,
producono e risparmiano nonostante
tutto quello che noi possiamo inventare
per molestarli, incepparli, scoraggiarli.
È la vocazione naturale che li spinge;
non soltanto la sete di guadagno.
Il gusto, l’orgoglio di vedere
la propria azienda prosperare,
acquistare credito, ispirare fiducia
a clientele sempre più vaste,
ampliare gli impianti,
costituiscono una molla di  progresso
altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse,
non si spiegherebbe come ci siano imprenditori
che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali
per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti
di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente
ottenere con altri impieghi".

(L.Einaudi).





Le Frasi che fanno sobbalzare.



Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore. (G.Byron).


"Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi". (L.Longanesi).


"Perchè il male trionfi è sufficiente che gli uomini di buona volontà non facciano nulla".
(Edmund Burke).


"Il capitalismo è un'ineguale distribuzione della ricchezza.
Il comunismo un'eguale distribuzione della povertà".
(Anonimo).


"Dicono che ci siano due posti dove il comunismo funziona: in cielo, dove non ne hanno bisogno, e all'inferno, dove ce l'hanno gia'".
(R.Reagan).


"Possono, perchè credono di potere".
(Virgilio, Eneide).


"Per liberale non intendo una persona che simpatizzi per un qualche partito politico, ma semplicemente un uomo che dà importanza alla libertà individuale ed è consapevole dei pericoli inerenti a tutte le forme di potere e di autorità". (K.Popper).


"La libertà di pensiero è più forte della tracotanza del potere”.
 (Giordano Bruno).



"Il nemico più scaltro
non è colui
che ti porta via tutto,
ma colui che
lentamente ti abitua
a non avere più nulla".
(La leggenda
di Beowulf". Film.).


 

La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a pranzo.
La libertà è un agnello bene armato che contesta il voto. (B.Franklin).






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8 maggio 2011

La morsa del totalitarismo.

 

Oggi pubblico uno dei "passaggi" più importanti di “Vita e destino”, la monumentale opera del grandissimo scrittore russo Vassilij Grossmann.

Si tratta della bellissima ed avvincente narrazione che l’autore fa del faccia a faccia tra il prigioniero sovietico Michail Sidorovic Mostovskoj e Liss, l’uomo di Himmler alla direzione del lager tedesco in territorio sovietico.

Mostovskoj ormai era in una cella di isolamento da più di tre settimane ed attendeva con ansia l’interrogatorio da parte dei nemici nazisti.

Proprio quella notte un sottufficiale delle SS andò a prelevarlo.

L'autore del libro, in questo drammatico confronto tra i due nemici, è particolarmente abile a portare al centro della sua avvincente narrazione le inaccettabili e drammatiche (per il prigioniero) analogie tra il regime di Hitler e quello sovietico, facendo perdere via via di interesse al motivo tecnico della convocazione del detenuto.

In questo modo il prigioniero sovietico e il soldato nazista diventano due facce della stessa medaglia: l'oppressione dell'uomo sull'uomo.

Grossmann in questa spietata narrazione ci evidenzia tutte quelle che sono le analogie tra il nazional-socialismo tedesco e il comunismo sovietico.

Analogie che, per uno strano e crudele scherzo del destino, sono tragicamente "occultate" dalla cruenta guerra tra i due popoli voluta dal Führer.

 

Francesco.

 

 

 

“Buongiorno” disse piano un uomo basso con lo stemma delle SS sulla manica della divisa grigia...

Liss aspettò che Mostovskoj finisse di tossire e disse:”Vorrei scambiare due parole con lei”…

…Mostovskoj..disse:” Questo è un interrogatorio. Io e lei non abbiamo niente da dirci".

“E perché mai?” chiese Liss. Lei guarda la divisa. Ma non ci sono nato dentro. Il Führer e il partito ordinano e noi, soldati, obbediamo…”.

“…Queste mani, come anche le sue, amano lavorare sodo e non hanno paura di sporcarsi…”.

“…Quando io e lei ci guardiamo in faccia, non vediamo solo un viso che odiamo. E’ come se ci guardassimo allo specchio. E’ questa la tragedia della nostra epoca. Come potete non riconoscere in noi, non vedere in noi la vostra stessa volontà?...Voi credete di odiarci, ma è solo un’impressione:odiando noi odiate voi stessi. Tremendo vero?...”.

“Attacchiamo voi, ma in realtà colpiamo noi stessi. I nostri blindati non hanno violato i vostri confini, ma anche i nostri, c’è il nazionalsocialismo sotto i oro cingoli. E’ terribile, è come sognare il suicidio. Può finire in tragedia, per noi. Mi capisce? E se dovessimo vincere? Voi non ci sareste più e noi, i vincitori, ci ritroveremmo soli contro un mondo che non conosciamo e che ci odia”.

Sarebbe stato facile confutare le parole di quell’uomo…Ma c’èra qualcosa ancor più raccapricciante e pericoloso delle parole di un esperto provocatore delle SS. Una corda che vibrava, ora timida, ora maligna, nel cuore e nel cervello di Mostovskoj. I dubbi rivoltanti che già nutriva senza bisogno di parole altrui.

Liss continuava a parlare…“…Due poli! Proprio così! Perché se così non fosse, oggi non combatteremmo questa guerra tremenda. Siamo i vostri peggiori nemici, è vero. Ma se noi vinciamo, vincete anche voi. Mi capisce? E se anche vinceste voi, noi saremmo spacciati, sì, ma continueremmo a vivere nella vostra vittoria. E’ una sorta di paradosso: se perdiamo la guerra, la vinciamo e ci sviluppiamo in un’altra forma pur conservando la nostra natura”.

Mostovskoj non aveva paura delle torture. A spaventarlo, piuttosto, era l’idea che quel tedesco non stesse mentendo, ma dicesse la verità. Che avesse solo voglia di parlare. Orrore: erano entrambi malati, tormentati dalla stessa malattia, però uno resisteva e parlava, mentre l’altro restava in silenzio, si nascondeva. Ma ascoltava, ascoltava eccome.

“…Se togliamo la guerra e i suoi prigionieri, chi ci resta nei nostri Lager? Senza la guerra ci restano i nemici del partito, i nemici del popolo. Gente che lei conosce, che è anche nei vostri Lager. Eppure e anche in tempo di pace, se la Direzione della sicurezza del Reich si trovasse ad assorbire i vostri prigionieri nel nostro sistema, stia certo che non li libereremmo nemmeno noi: i vostri prigionieri sono i nostri prigionieri”.

“…Conoscere le lingue straniere tornerebbe comodo nei vostri lager quanto nei nostri. Oggi vi spaventa l’odio che proviamo per gli Ebrei, ma domani potreste far tesoro della nostra esperienza. E dopodomani potreste quasi tollerarci…”.

“…Una cosa mi tormenta, però: voi avete ucciso milioni di persone e gi unici a capire che andava fatto siamo stati noi tedeschi! E’ verissimo! E si sforzi di capire quel che intendo. Deve farle orrore, questa guerra…”.

Un nuovo pensiero fulminò Mostovskoj….

Se i suoi dubbi non fossero stati segno di debolezza, di scarsa forza, di bieca ambiguità, di stanchezza e sfiducia? Se i dubbi che ogni tanto lo coglievano alla sprovvista, ora timidi, ora maligni, fossero stati proprio quanto di più puro aveva dentro di sé?...

…Per respingere Liss…doveva abiurare ciò per cui aveva vissuto tutta la vita, condannare quanto aveva difeso e giustificato…

…No, non bastava ancora! Non doveva condannare, ma odiare con tutta l’anima e con tutta la sua passione di rivoluzionario i lager…Stalin e la sua dittatura! No, no, neanche questo bastava! Lenin andava condannato! Giù, fino all’orlo dell’abisso!

Liss aveva finalmente vinto. Non la guerra sui campi di battaglia, ma quella incruenta e piena di veleno che il funzionario della Gestapo stava combattendo contro di lui.

Gli sembrava di impazzire.

…Poi, però, tirò un sospiro di sollievo…L’ossessione era durata giusto qualche istante…

Liss lo fissò…poi riprese a parlare:”Crede che oggi guardino a noi con orrore e a voi con affetto e speranza? Si fidi: chi guarda noi con orrore prova lo stesso sentimento verso di voi”.

“…A cosa si deve tanta ostilità tra noi? Non capisco…Voi non avete la proprietà privata e noi sì? Da voi fabbriche e banche appartengono al popolo?  Voi siete internazionalisti e noi predichiamo l’odio razziale? Noi abbiamo appiccato le fiamme e voi state cercando di spegnerle?...

Sciocchezze! Non c’è nessun abisso tra noi!

“…I nostri capitalisti non sono i nostri padroni. E’ lo Stato a fornire loro un piano e un programma. E’ lo Stato ad intascare produzione e profitto. Per sé tengono il sei per cento degli utili, è questo il loro stipendio. E il vostro Stato di partito fa lo stesso. Fornisce un piano e un programma e intasca la produzione. E dà uno stipendio a quelli che voi chiamate padroni, gli operai”.

“La bandiera rossa sventola anche sul nostro Stato popolare, anche noi chiamiamo all’unità nazionale, alla cooperazione, anche noi diciamo: “Il partito esprime il sogno dell’operaio tedesco”. E anche voi usate parole come “popolo” e “lavoro”. E come noi sapete che il nazionalismo è la grande forza del XX secolo…E il socialismo in un solo paese è la forma suprema di nazionalismo! Non capisco perché dobbiamo essere nemici…Ci sono due grandi rivoluzionari al mondo: Stalin e il Führer. La loro volontà ha generato il socialismo nazionalista dello Stato. Per me essere vostri fratelli è più importante che combattervi per aprirci un varco ad oriente. Le due case che stiamo costruendo devono stare fianco a fianco.

Ma ora, maestro, vorrei lasciarla…perché lei possa riflettere bene…

“E perché mai? E’ idiota. Assurdo. Non ha senso…”.

“No, non è affatto ridicolo. Io e lei dobbiamo capire che il futuro non si decide sul campo di battaglia. Lei ha conosciuto Lenin. Lenin ha creato un partito di tipo nuovo. E’ stato il primo a capire che un partito e il suo leader sono i soli ad esprimere l volontà di un paese…Anche Stalin ci ha insegnato molto. Il socialismo in un solo paese esige che si elimini la libertà di seminare e di vendere e Stalin non ha esitato a far fuori milioni di contadini. Hitler s’è  reso conto che il socialismo nazionalista tedesco aveva un nemico:l’ebraismo. E ha deciso di eliminare milioni di Ebrei…Io ho parlato, lei ha taciuto, ma so di essere il suo specchio”.

“Il mio specchio? Le sue sono solo menzogne…

Liss si alzò in piedi…

Mostovskoj pensò: Adesso mi spara e addio!

Liss invece lo salutò rispettosamente…

…Mostovskoj…..pensò:”Se credessi in Dio, direi che mi ha mandato quello spregevole interlocutore per punirmi dei miei dubbi…

 




permalink | inviato da PensieroLiberale il 8/5/2011 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (50) | Versione per la stampa



23 marzo 2011

Bufale Borboniche.



Il caso mi porta ad occuparmi nuovamente di questioni legate all’Unità d’Italia.

Oggi infatti stavo leggendo un po’ di storia perché volevo avere nuovi spunti per capire la nostalgia dei Meridionali per il Regno delle Due Sicilie e anche la loro conseguente ostilità per gli invasori Sabaudi e devo dire che ho trovato un qualcosa che mi ha spinto a scrivere questo post.

In quasi tutti gli “scritti nostalgici” da me esaminati viene posta una particolare enfasi sul fatto che al Sud fu costruita la prima linea ferroviaria:la Napoli-Portici.

Negli scritti che la menzionano, tale opera umana, ovviamente viene opportunamente descritta ed esaltata e soprattutto viene spacciata per un inconfutabile dato che testimonia il progresso del Sud Pre-Unitario.

Leggendo tale dato ho avuto un attimo di smarrimento, ma qualcosa mi ha spinto a non fidarmi e ho fatto una piccola ricerca.

Ne è valsa davvero la pena.

Ho potuto verificare che tale tratto ferroviario misurava 7,25 km, dato ovviamente omesso.

Evidentemente gli storici nostalgici del Regno delle Due Sicilie e ostili all’Italia  hanno platealmente  tentato di giocare sporco, ricorrendo ad una "mezza bufala", per imbrogliare la gente e fare propaganda.

Infatti non posso credere che pensino veramente che un tratto ferroviario di poco più di sette chilometri possa valere come indicatore di progresso e ricchezza.

 

Francesco.




21 marzo 2011

Oppressi e oppressori.


 

Negli ultimi tempi in certi “ambienti cattolici” e anche tra “meridionali”, ha ripreso vigore e, questa volta, addirittura con maggior intensità rispetto al passato, uno strano sentimento di fastidio, per non dire di avversione, nei confronti del nostro Paese.

Ed eccoli di nuovo qui, i “Cattolici” e i “Meridionali”, ad approfittare della visibilità offertagli dalle celebrazioni per i 150 Anni dell’Unità d’Italia, per tornare a lamentarsi dei torti subiti dalle truppe sabaude durante il Risorgimento.

Ma sinceramente la loro è pura propaganda.

Per quel che riguarda i Meridionali è vero che la conquista del Mezzogiorno fu violenta e brutale, tuttavia le lamentele dei discendenti dei sudditi dei monarchi borbonici mi sembrano parecchio eccessive.

Infatti in Italia i “Meridionali” sono spesso nelle stanze dei bottoni, occupano i più prestigiosi posti della pubblica amministrazione, sono ai vertici della politica e dell’esercito e lo Stato Italiano, in modi e tempi diversi, è sempre stato particolarmente generoso con loro.

Va dato atto a queste persone di essere state particolarmente abili a farsi strada, tuttavia tutto questo non sarebbe potuto avvenire se il nostro Paese fosse veramente come lo descrivono loro.

Per quel che riguarda i Cattolici, le loro lamentele sono ancora più fuori luogo.

Storicamente la loro Madre, la Santa Romana Ecclesia, è stata spesso un’acerrima nemica e una spina nel fianco della nostra Italia.

I clericali spesso hanno spalleggiato i nostri più feroci nemici.

E, se è vero che nel Risorgimento non siamo stati particolarmente teneri con gli uomini di Chiesa, è anche vero che abbiamo pagato un conto davvero salatissimo per quegli ormai lontani avvenimenti.

Anzi, oltre ad aver estinto il debito originario e oltre ad aver pagato, sempre per il medesimo debito, interessi degni della più spietata delle usure, lo Stato Italiano non ha mai smesso di essere particolarmente generoso verso il clero e troppo spesso, pur di non scontentare le gerarchie ecclesiastiche, ha fatto fare pesanti sacrifici agli Italiani.

La Chiesa Cattolica ha goduto e gode di moltissimi privilegi ed esenzioni, spesso ingiustificati, che ne hanno accresciuto e ne accrescono a dismisura la ricchezza.

Le Banche Cattoliche, nonostante mille scandali, sono, in virtù anche di manovre e di aiuti spesso poco trasparenti dei nostri governanti, tra le più solide al mondo.

Oggi il Vaticano è una grande potenza e i seguaci del Papa in Italia rappresentano un’èlite politico, culturale e finanziaria che non ha eguali.

In questa Italia, che è ormai diventata un Paese di immigrazione, la Chiesa, attraverso una rete fittissima di sue associazioni, ha il monopolio indiscusso delle attività benefiche.

I profitti di queste opere di bontà sono ovviamente tutti degli enti ecclesiastici e i sacrifici per porle in essere sono sostenuti in gran parte dallo Stato italiano e dagli Italiani.

Dunque, anche a costo di apparire scortese, mi prendo la briga di dire che anche i Cattolici hanno poco da lamentarsi dell’Italia, un Paese che, per garantire al Papa e alla sua Corte enormi privilegi, una ricchezza sfrenata e un prestigio assoluto, ha sempre sostenuto e purtroppo sempre sosterrà, enormi sacrifici.

 

Francesco.




17 marzo 2011

Italia!

 


A testimonianza della mia personale partecipazione alle celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia pubblico alcune riflessioni di Giuseppe Mazzini sul concetto di Patria.

Questi significativi passaggi sono tratti dallo scritto mazziniano “Dei doveri dell’uomo”.

 

Francesco.

 

 

“La parola della fede avvenire è l’associazione, la cooperazione fraterna verso un intento comune, tanto superiore alla carità  quanto l’opera di molti fra voi che s’uniscono a innalzare concordi un edifizio per abitarvi insieme è superiore  a quella che compireste innalzando ciascuno una cupola separata e limitandovi a ricambiarvi gli uni cogli altri aiuto di pietre, di mattoni e di calce. Ma quest’opera comune voi, divisi di lingua, di tendenze, d’abitudini di facoltà, non potete tentarla. L’ individuo è troppo debole e l’Umanità troppo vasta. Mio Dio, - prega, salpando, il marinaio della Bretagna - proteggimi: il mio battello è sì piccolo e il vostro Oceano così grande! E quella preghiera riassume la condizione di ciascun di voi, se non si trova un mezzo di moltiplicare indefinitamente le vostre forze, la vostra potenza d’azione.

Questo mezzo, Dio lo trovava per voi quando vi dava una Patria…”.

“Senza Patria, voi non avete nome, né segno, né voto, né diritti, né battesimo di fratelli tra i popoli. Siete i bastardi dell’umanità. Soldati senza bandiera, israeliti delle Nazioni, voi non otterrete fede né protezione: non avrete mallevadori. Non vi illudete a compiere, se prima non vi conquistate una Patria, la vostra emancipazione da una ingiusta condizione sociale…”.

“La Patria è la nostra casa: la casa che Dio ci ha data, ponendovi dentro una numerosa famiglia che ci ama e noi amiamo…”.

“La Patria non è un agglomerato, è una associazione. Non v’è dunque veramente Patria senza un Diritto uniforme…”.

“La Patria deve essere il vostro Tempio. Dio al vertice, un popolo d’eguali alla base: non abbiate altra formula, altra Legge morale, se non volete disonorare la Patria e voi. Le leggi secondarie che devono via via regolare la vostra vita siano l’applicazione progressiva di quella Legge suprema”.

“La patria non è un territorio il territorio non è che la base. La Patria è l’idea che sorge su quello; è il pensiero d’amore, il senso di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio”…

 

Giuseppe Mazzini.




14 luglio 2010

Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.

 


Essendo oggi il 14 Luglio 2010 voglio ricordare il 14 Luglio del 1789, il giorno della presa della Bastiglia, data emblematica della Rivoluzione Francese.

In quest’ottica pubblico il Preambolo della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” che, approvata dall’Assemblea Nazionale il 26 Agosto del 1789, costituì il punto di arrivo di quella intensa fase rivoluzionaria che era divampata proprio con l’assalto alla celebre prigione parigina.

In seguito la Dichiarazione diventerà il Preambolo della Costituzione Liberale del 1791.

Ricalcata sulla Costituzione degli Stati Uniti d’America la Dichiarazione è la Summa del pensiero illuminista ed è stata un punto di riferimento per le Costituzioni delle Moderne Democrazie Occidentali.

 

Francesco.

 


 

I Rappresentanti del Popolo Francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti dell'uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell'uomo, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del Potere legislativo e quelli del Potere esecutivo dal poter essere in ogni istanza paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati da ora innanzi su dei principii semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. In conseguenza, l'Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'Essere Supremo, i seguenti diritti dell'uomo e del cittadino…




10 agosto 2009

Antonio Gramsci, il Fascismo e il Partito Comunista.



Pubblico una severa presa di posizione di Margarita Gramsci nei confronti della linea tenuta dal partito comunista italiano in occasione della prigionia di Antonio Gramsci.

Questa e altre affermazioni della prima moglie del secondogenito di Antonio Gramsci, possono essere lette nel lavoro di Giancarlo Lehner intitolato “La Famiglia Gramsci in Russia”, nella parte dell'opera dedicata al diario di Margarita Gramsci.

Oltre al diario di Margarita, nel volume ci sono le considerazioni storico-politiche dell’autore e anche i ricordi di Olga Gramsci, la nipote del grande politico comunista.

Il libro, il suo autore e le due familiari di Gramsci sono stati, ovviamente, i bersagli preferiti delle feroci critiche dei soliti gendarmi della memoria.

Tra i più severi critici de “La Famiglia Gramsci in Russia”, spicca Guido Liguori.

Al riguardo nel sito www.gramscitalia.it potete leggere la versione integrale del giudizio di Liguori sul libro, sul suo autore e su Margarita e Olga Gramsci.

Guido Liguori, nello scritto in questione, non ha esitato a definire Giancarlo Lehner come il solito socialista fedele a Craxi impegnato nella lotta contro il partito comunista (evidentemente i tanti socialisti che si sono rifatti una reputazione politica nel PD hanno la memoria corta visto che si sono già dimenticati della feroce rivalità tra il loro partito e il partito comunista e soprattutto dell’ astio dei comunisti nei loro confronti)e poi, dimostrando di non avere peli sulla lingua, ha assestato il classico colpo di grazia allo scrittore, definendolo addirittura un caso da psicanalisi.

Tuttavia Liguori non ha fatto sconti nemmeno alla nuora e alla nipote di Gramsci.

Ma non poteva essere altrimenti visto che questa volta la critica alla condotta del partito arrivava direttamente dalla Famiglia Gramsci.

Per controbattere alle affermazioni delle due Signore Gramsci, Guido Liguori, in perfetto stile comunista, si è affidato alla solita vecchia strategia che punta a screditare sul piano personale l’interlocutore allo scopo di togliere autorevolezza alle sue affermazioni, mentre i fatti concreti su cui si basano le accuse fatte dai familiari di Gramsci al partito, ovviamente, vengono trattati solo indirettamente.

(E anche quando Liguori ha tentato una concreta difesa della condotta del partito e dei suoi uomini di punta, non ha saputo fare di meglio che riproporre le solite vecchie argomentazioni, che questo libro di Lehner ha saputo sbugiardare clamorosamente).

Liguori infine diventa addirittura patetico quando muove a Lehner e soprattutto a Margarita ed Olga Gramsci, l’accusa di non portare fonti a sostegno delle loro tesi.

Dire che alla nuora e alla nipote di Gramsci manchino, nel Parlare di Antonio Gramsci, pezze d’appoggio documentarie e storiografiche, mi sembra davvero paradossale.

Inoltre la stessa accusa non regge nemmeno con Lehner, visto che le fonti dell’opera sono molte e attendibili.

Probabilmente Liguori, in cuor suo, spera che siano in pochi a leggere “La Famiglia Gramsci in Russia”.

 

Francesco.

 

 

 

“…Adesso che sono diventati accessibili alcuni documenti segreti dell’archivio del KGB, compaiono delle storie, per dirla eufemisticamente, che non sono per niente belle.

Siamo stati informati, per esempio, del fatto che Mussolini non fosse contrario a scambiare Antonio Gramsci con prigionieri detenuti in Unione Sovietica.

Nlle prigioni sovietiche era reclusa una spia che il governo italiano sarebbe stato disposto a scambiare con mio suocero.

L’operazione non fu condotta in porto: per i servizi segreti sovietici e per la macchina della propaganda comunista era molto più conveniente che Antonio Gramsci seguitasse a restare in prigione in Italia.

In questo modo si poteva sfruttare il suo sacrificio e fare propaganda sul comunista Antonio Gramsci, il martire tormentato dai maledetti fascisti e imperialisti.

Quanto può rendere un martire!

La cattività di mio suocero Antonio servì a lanciare campagne, ripetere slogan, organizzare dimostrazioni ecc.

Se fosse stato liberato, avrebbe potuto diventare un concorrente pericoloso per la leadership del partito comunista italiano…”.

 

Margarita Gramsci.



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