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...E poi, il gelo!

 

Riparto dal precedente post.

Innanzitutto dico subito che la fonte che ho citato in precedenza è il famigerato Innominabile.

E i fatti a cui mi sono riferito e che ho raccontato in modo conforme a quanto ricavato dal “materiale preso in prestito” dalla mia autorevole fonte, riguardano Massimo D’Alema, il Partito Democratico e Giuliano Pisapia.

Ebbene sì, l’Innominabile, nel celebre parco della Versilia, si è permesso di attaccare anche la sinistra.

Difficile capire cosa abbia spinto il Torquemada Piemontese a dare questa impronta ad una parte considerevole del suo infuocato sermone di quel memorabile giorno.

Probabilmente pensava di avere davanti persone assetate di verità e di obiettività.

O forse il fatto di trovarsi in luoghi tanto cari al Vate lo ha spinto a sentirsi a sua volta un po’ vate e a potersi permettere ciò che a noi comuni mortali non è permesso.

O magari anche entrambe le cose insieme.

Fatto sta, che gli attacchi alla sinistra, l’Innominabile quel giorno li ha fatti davvero e sono stati decisamente pesanti.

Ma ovviamente questo suo ingiustificato delirio di onnipotenza non ha dato i frutti (da lui) sperati.

Infatti il rosso pubblico ha dato un segno di gradimento, omaggiando il narratore con un timido applauso, solo al momento dell’attacco al Baffino.

Invece, quando lo spregiudicato giornalista si è spinto fino a raccontare in modo dettagliato le gesta di Penati e del Partito Democratico, la gente ha reagito con imbarazzo e, per strappare un applauso ancora più timido di quello ricevuto al momento della feroce stilettata a Massimo D’Alema, è servito un urlo di incitamento di un ultras delle prime file.

E quando l’Innominabile ha avuto la sfrontatezza di raccontare addirittura una vecchia furbata dell’attuale Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, la situazione ha rischiato di precipitare definitivamente.

E solo la prontezza di riflessi del narratore, che ha avuto la freddezza di spostare la discussione su argomenti meno compromettenti, ha evitato il peggio.

Una mia amica convintamente ed orgogliosamente comunista, che quel giorno era presente sulla “scena del delitto”, mi ha  raccontato che in quel momento nel pineto dannunziano si avvertiva un gelo tremendo, quasi insopportabile.

Un gelo che io, che sono sempre particolarmente pungente, oserei definire siberiano.

 

Francesco.

 

Pubblicato il 27/9/2011 alle 18.17 nella rubrica Provocazioni, Luoghi Comuni e Spunti di Riflessione.

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