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Indignados de noantri.

 

Quando ho visto per la prima volta in tv gli “Indignados” americani ammetto che lo stupore e la curiosità per quel vivace movimento di opinione non erano i miei sentimenti dominanti.

Infatti più che curioso ero già rassegnato.

Rassegnato al fatto che quel marchio di fabbrica sarebbe di lì a poco comparso anche nelle nostre Città.

E così ovviamente è stato.

Peccato che, come al solito, di questi potenzialmente interessanti movimenti di “protesta made in Usa”, gli esclusivisti per l’Italia siano i soliti noti che con l’America e i suoi modelli culturali, economici e politici hanno ben poca dimestichezza e si limitano di tanto in tanto a ricorrere a questi mal riusciti scimmiotttamenti del radicalismo a stelle e strisce, per regalarsi cinque minuti di popolarità.

Sinceramente però, tra gli Indignados nostrani e quelli americani, esistono ben pochi punti di contatto.

Qualche romantico sostenitore delle analogie che unirebbero il movimento di protesta nostrano a quello Usa, potrebbe obiettare che entrambi prendono di mira  il sistema capitalistico e le banche.

Tuttavia anche questa sarebbe una lettura poco veritiera e molto semplicistica.

Infatti i contestatori americani, generalmente, prendono di mira le attuali distorsioni della finanza e del capitalismo e propongono soluzioni per cambiare rotta, ma, nella stra-grande maggioranza dei casi, non sono animati dal desiderio di voler abbattere il sistema.

Invece per i nostri impavidi giovani il capitale è la causa di tutti i mali, il cancro da estirpare alla radice.

Per quel che riguarda le banche poi, se volessero dare un contributo concreto ad una radicale pulizia del nostro sistema, i nostri indomiti rivoluzionari dovrebbero iniziare ad offrirsi come volontari per dare  un'aggiustatina all’orticello dei loro  burattinai (visto che questi sono attori protagonisti, insieme a note banche, della nostra finanza) e in un secondo tempo impegnarsi per ripulire gli orti degli altri.

Ma è chiaro che nemmeno in sogno riuscirebbero a proporre questo o qualcosa di analogo.

Ovviamente non sapremo mai se questa loro inerzia sia dovuta a scarsa conoscenza delle vicende finanziarie e bancarie italiche, o ad una precisa strategia.

Lasciando perdere le deboli argomentazioni che un romantico potrebbe utilizzare per evidenziare il legame Indignados-Indignati, continuo con l’elenco di altre evidenti anomalie dell’operato dei nostri contestatori.

Innanzitutto questo Paese statalista ed assistenzialista di cui si evidenzia la crisi irreversibile, non è poi molto distante dalle concezioni e dai modelli di riferimento dei corifei dei nostri Indignati e dunque le idee che questi giovani portano violentemente in piazza non sono l’antidoto della nostra crisi, ma ne sono piuttosto la causa.

Inoltre mi sembra altrettanto evidente che anche nei metodi i nostri bravi rivoluzionari non abbiano detto niente di nuovo rispetto al modus agendi che ha sempre caratterizzato le adunate della sinistra radicale.

Per finire, a dare una connotazione ancora più tipicamente italiana alla giornata di festa, hanno provveduto i capo-clan in persona che, svelando la loro identità, sono andati in tv ad elogiare l’impegno, la dedizione e il successo di questi bravi ragazzi.

Ovviamente prendendo le distanze dai teppisti che, manco a dirlo, erano corpi estranei a questo movimento pacifico e virtuoso.

Insomma, anche per quel che riguarda la strategia dei vertici, niente di nuovo.

 

Francesco.

 

Pubblicato il 16/10/2011 alle 9.58 nella rubrica Cultura, Costume e Società.

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